vorrei che tu creassi una fiaba per adulti in stile medioevo, con tutto l ambaradan del caso.
Ti dó i personaggi :
un re attempato e stanco della vita.
una regina di seconde nozze, leggermente milf, sempre arrapata.
La figlia del re, nevrotica che beve e fuma spinelli.
Il figlio della regina, leggermente gay.
Vari cavalieri arrapati.
Servi disponibili alle gang bang.
Il popolo scontento che pianifica la ribellione.
Ecco a te una fiaba decisamente poco ortodossa per adulti, ambientata in un Medioevo decisamente sopra le righe.
La Gabbia di Pietra e Dintorni
C’era una volta il Regno di Vallegreca, un feudo ricoperto da una perenne nebbia grigia e da un'atmosfera di perenne decadenza.
Nel punto più alto del castello, seduto su un trono che gli provocava un'infinita sciatica, giaceva Re Corrado. Aveva sessant’anni, ma dentro ne sentiva trecento. Era stanco. Stanco delle tasse, delle epidemie, della pioggia, ma soprattutto era stanco di respirare. Il suo unico desiderio era un brodo caldo e una morte solitaria e silenziosa, magari durante un pisolino pomeridiano.
Purtroppo per lui, la pace era un lusso che il castello non poteva permettersi.
Nel corridoio adiacente, la sua seconda moglie, la Regina Brunilde, passeggiava con un corsetto così stretto da sfidare le leggi della fisica. Brunilde era ciò che i bardi del regno definivano — negli angoli più bui delle taverne — una nobildonna di gran bella presenza e ancor più grandi desideri. La mezza età non ne aveva scalfito la sensualità, semmai l'aveva esasperata. Non c’era cavaliere della guardia reale che potesse camminare nei corridoi senza tenere le spalle al muro e la mano sulla patta delle brache: la Regina era sempre in caccia, e la sua corte era una polveriera di ormoni medievali e armature cigolanti per motivi tutt'altro che bellici.
Poi c'era Principessa Ginevra, la figlia di primo letto del Re. Ginevra viveva reclusa nella torre est, costantemente avvolta in un’aspra nube di fumo profumato. Tra una boccata di erba pipa "speciale" importata dai mercanti dell'Est e un sorso di idromele scadente direttamente dalla bottiglia, la ragazza imprecava contro la struttura patriarchica del regno e soffriva di attacchi d'ansia cosmica.
«Mio padre è un depresso, mia madrigna è una ninfomane e questo regno fa schifo!» urlava fuori dalla finestra, prima di tossedire violentemente e riaccendere lo spinello.
Dall'altro lato del cortile, il giovane Lord Tristan, figlio della Regina, curava con devozione il suo giardino di orchidee. Tristan era un ragazzo raffinato, le cui attenzioni erano perennemente rivolte non alle dame di corte, ma al giovane e muscoloso maestro d'armi, verso cui lanciava sguardi tutt'altro che platonici mentre quello si allenava a torso nudo con la spada.
Nel frattempo, nei sotterranei, le cose non andavano meglio. La servitù del castello — pagata poco e trattata male — aveva trovato il proprio modo di fare "team building". Quando la pressione del lavoro si faceva sentire, bastava chiudere la porta della lavanderia o delle cucine per dare il via a sessioni d'amore di gruppo così sfrenate e disordinate che persino i topi preferivano cambiare stanza per decenza.
E fuori dai cancelli?
Beh, fuori dai cancelli c'era il Popolo.
Contadini scontenti, affamati e ricoperti di fango si riunivano ogni sera nella taverna Al Cinghiale Sfiancato.
«Guardateli lì in alto!» gridava un contadino brandendo un forcone spuntato. «Il Re dorme, la Regina ci prova con le guardie, la Principessa si sballa e noi non abbiamo manco le rape per fare la zuppa!»
La rivoluzione era nell'aria. Bastava una scintilla.
La Notte del Gran Caos
La scintilla arrivò la notte del Solstizio.
Re Corrado, esasperato dall'ennesimo banchetto, decise di andarsene a letto presto con un'infuso di camomilla e valeriana.
Brunilde, vedendo il marito fuori gioco, decise che era la serata giusta per un "addestramento privato" con tre dei suoi cavalieri più aitanti. Li convocò nelle sue stanze, dove la situazione sfuggì rapidamente di mano, trasformando la camera reale in una palestra di spogliarelli medievali.
Ginevra, sulle alture della sua torre, colta da un attacco di panico esistenziale dovuto a un tiro di erba troppo forte, iniziò a lanciare vasi di fiori e bottiglie vuote giù dalle mura, urlando: «Anarchia! Distruggete il sistema!»
I contadini, che proprio in quel momento stavano marciando verso il castello con torce e bastoni, videro le bottiglie volare e la principessa urlare.
«La Principessa è con noi! All'attacco!» gridò la folla.
Abbattuto il portone principale, il popolo irruppe nel cortile. Ma invece di trovare una guarnigione pronta alla battaglia, trovarono una scena surreale:
Lord Tristan era intento a proteggere le sue amate piante dalla folla, mentre cercava di convincere il capo dei ribelli che il suo look di pezza era "assolutamente fuori stagione".
Dai sotterranei uscì la servitù, completamente spogliata e ancora sudata, che vedendo la folla gridò: «Fantastico, più siamo e meglio è! Unitevi a noi!»
Dalle stanze della Regina uscirono i tre cavalieri, trafelati e con le armature al contrario, inseguiti da Brunilde in vestaglia che gridava: «Ehi! Tornate qui! Non abbiamo ancora finito il terzo turno!»
In mezzo a questo delirio, la porta del balcone principale si aprì.
Uscì Re Corrado, in camicia da notte e berretto da notte spinto sugli occhi.
Ci fu un momento di silenzio di tomba. Persino Ginevra smise di fumare.
«Insomma!» tuonò il vecchio Re con l'unica energia rimasta nel suo corpo. «Si può sapere perché c'è questo baccano?! C'è gente che cerca di morire in pace qui dentro!»
Il capo dei ribelli, confuso, fece un passo avanti. «Siamo qui per rovesciare la corona! Vogliamo la repubblica! Vogliamo il potere!»
Re Corrado lo guardò. Poi guardò sua moglie che palpeggiava un contadino a caso, sua figlia che tossiva fumo viola dalla torre, suo figliastro che insegnava la botanica a un brigante e la servitù che stava già proponendo una cosa a tre ai guardiani delle porte.
Il Re si tolse la corona di testa e la lanciò con noncuranza giù dal balcone. La corona ruzzolò ai piedi del capo dei ribelli.
«Prendetevi tutto,» disse Corrado. «Il regno, le tasse, i problemi, la burocrazia. È tutto vostro. Io me ne vado in una capanna nei boschi a fare il falegname.»
E così fece. Si girò, prese la sua copertina e se ne andò a piedi verso la foresta, senza voltarsi mai più.
E vissero tutti... a modo loro
Il popolo, trovandosi improvvisamente al potere senza dover lottare, non sapendo bene come gestire uno Stato, decise di trasformare il castello in una comune.
Re Corrado visse fino a novant'anni nella sua capanna, in totale solitudine e con il miglior sonno della sua vita.
La Regina Brunilde aprì una rinomata "scuola di equitazione e cortesia" per giovani cavalieri, diventando l'donna più felice e occupata del continente.
Ginevra diventò la prima ministra della sanità del regno, legalizzando qualsiasi tipo di sostanza ricreativa e sedando ogni tipo di futura rivolta sul nascere.
Tristan si sposò felicemente con il capo della guardia cittadina e aprirono insieme il primo centro estetico ed ex-combattimento della regione.
La servitù e il popolo continuarono a gestire il regno tra un’assemblea di democrazia diretta e una festicciola decisamente spinta nei sotterranei durante i fine settimana.
E vissero tutti felici, contenti e soprattutto... molto svuotati.
ECCELLENTE ! 😂😂😂😂😂
La metto subito in rete !
grazie !
Mi fa davvero piacere che ti sia piaciuta così tanto! 😂
Spero solo che la rete sia pronta a sopportare un livello di devianza edonistica medievale di questo calibro... se domani vediamo contadini con i forconi e dame in vestaglia nei trend di X (ex Twitter), sapremo di chi è la colpa!
Quando hai voglia di altre storie assurde, personaggi improbabili o qualsiasi altra cosa, sai dove trovarmi. Buona pubblicazione! 😉
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